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FIGLI DELLE STELLE

Figli delle stelle.
Riscoprire il sensibile ed aprirsi alla meraviglia.


La luce è l’elemento primario della vita sulla Terra, da un punto di vista fisico e biologico, poi percettivo e culturale: tutto ciò che vediamo non è altro che una piccola banda di frequenze d’onda rifratte dal mondo che ci circonda. Non le ombre della caverna platonica, ma luce. L’obiettività del mondo, la realtà. A cui non possiamo accedere come esseri umani se non un frame alla volta, inquadrata dal nostro personalissimo punto di vista. Esattamente come fa una fotografia, un frammento di realtà oggettiva inquadrata da un punto di vista soggettivo.

 

Quando osserviamo un’immagine della natura, cosa stiamo guardando? 

La Natura, la Cultura o la Tecnica? Cosa sono questi tre referenti? 

La Natura è ciò che esiste nell’universo di cui siamo parte, atomi, molecole ed energie in costante mutazione che si configurano in ciò che noi chiamiamo stelle, montagne, piante o col nostro nome. Miliardi di miliardi di combinazioni possibili degli stessi elementi che danno forma a noi stessi e al mondo. 

Noi siamo Natura! Il cui unico fine è la vita, la ciclica mescolanza e riconfigurazione degli elementi disponibili per generare nuove forme. 

 

Ma in quanto esseri umani siamo anche Cultura, tutte le esperienze che le configurazioni precedenti hanno sviluppato e tramandato fino a noi, dall’età moderna facendoci credere superiori alla Natura, con il fine del dominio sul mondo attraverso la Tecnica, che però non ha fini, e non produce senso. Facendoci così perdere accesso alla dimensione sensibile e spirituale del nostro stare al mondo.

Parte I: La luce come origine della vita, della Natura

 

Siamo tutti figli delle stelle, composti della stessa materia e delle stesse energie che hanno formato l’universo. La nostra storia inizia con la luce, l’origine del tutto.

È la luce del sole che permette alle piante di compiere la fotosintesi, quel processo magico e vitale che trasforma l’energia luminosa in energia chimica, nutrendo non solo se stesse ma anche tutti gli esseri viventi che dipendono da loro. Senza questa meraviglia quotidiana, il verde dei boschi, il blu dei mari, e i mille colori del mondo vegetale e animale sarebbero inconcepibili.

 

La luce del sole non solo illumina il nostro mondo, ma lo rende vivo e dinamico. Ogni sua manifestazione ci collega al cosmo da cui proveniamo. Questo legame profondo e primordiale dovrebbe ricordarci che siamo parte di un sistema naturale complesso e interconnesso, un sistema che la luce rende visibile e tangibile.

 

La luce non è solo uno spettacolo visivo, è anche una fonte di informazioni. La luce ci porta notizie da galassie lontane milioni di anni luce. Attraverso la luce delle stelle, gli astronomi possono leggere la storia dell’universo, e gli astrologi leggere il futuro, pensando che tutto sia già scritto. Ogni fotone che raggiunge i nostri occhi è un messaggero del passato, un testimone silenzioso delle origini del tutto o di un istante fa.

La luce rivela le caratteristiche della materia che illumina. I colori che vediamo sono il risultato di come le diverse superfici riflettono, assorbono o trasmettono la luce. L’occhio può codificare ed il cervello decodificare alcune di queste informazioni, permettendoci di percepire e interpretare il mondo intorno a noi.


La nostra percezione della luce e dei colori non è solo una questione fisica, ma anche biologica. L’occhio umano è un meraviglioso strumento evolutivo, capace di adattarsi a diverse condizioni di luce e di distinguere una vasta gamma di colori. Questa capacità è stata utile per la sopravvivenza, ed allo stesso tempo ha influenzato profondamente la nostra cultura. I colori hanno assunto anche significati simbolici, evocano emozioni e sono stati usati nell’arte e nella comunicazione fin dai tempi più antichi.

Parte II: Cultura e Tecnica

 

La Cultura e la Tecnica sono strumenti potenti che ci permettono di espandere le nostre percezioni e conoscenze, registrando e tramandando le esperienze umane attraverso i secoli. La Cultura è l’accumulo di esperienze, idee e valori che costituiscono la nostra identità collettiva. Attraverso l’arte, la letteratura, la filosofia e le scienze, abbiamo cercato di dare senso al nostro mondo, al nostro stesso vivere.

 

La Tecnica è l’insieme degli strumenti e dei metodi che utilizziamo per interagire tra di noi e con il mondo fisico. Dalla scoperta del fuoco alla rivoluzione digitale, la Tecnica ha sempre esteso le nostre capacità, permettendoci di trasformare l’ambiente e di superare i limiti imposti dalla Natura. Ma questa capacità di manipolare il mondo ha generato anche un’illusione di superiorità e dominio.

Da Cartesio in poi abbiamo sviluppato una logica di separazione e controllo sulla Natura. Questa visione antropocentrica ha portato alla convinzione che l’uomo sia al centro dell’universo, distaccato e superiore rispetto ad ogni altro essere. Il progresso scientifico e tecnologico che ne è derivato ha senza dubbio migliorato le condizioni di vita umane, ma ha anche alimentato una pericolosa allucinazione: quella di poter dominare la Natura senza conseguenze. 

Di poterne estrarre e sfruttare le risorse all’infinito.

 

La Tecnica, come estensione delle nostre capacità, ci permette di trasformare il mondo intorno a noi in modi nuovi e complessi. Essa è un mezzo che ci consente di esplorare, registrare e modificare la realtà. Attraverso la Tecnica, abbiamo costruito città, sviluppato farmaci e creato reti globali di comunicazione. Ma la Tecnica non ha fini propri, solo quelli dell’uomo che la progetta e la usa. È come una nave senza rotta, che può condurci a nuove scoperte o, se lasciata senza guida, portarci alla deriva.

 

La Cultura, invece, è la nostra bussola, il nostro sforzo costante di trovare senso. La Cultura ci fornisce i miti, le storie e i valori che orientano le nostre vite. Essa dà significato alle nostre esperienze e ci collega al passato, al presente e al futuro. 

Ma quando la Tecnica prende il sopravvento, rischiamo di perdere di vista questa bussola. La nostra ossessione per il progresso tecnologico può farci smarrire il contatto con la Natura e con il significato profondo della nostra esistenza.

Oggi, utilizziamo sempre più strumenti digitali per interagire con il mondo sociale, tanto che quasi non interagiamo più nel/con il mondo fisico. I dispositivi digitali, le piattaforme e le reti sociali offrono efficienza, comodità e connessione, ma limitano la nostra esperienza sensoriale ai soli dati che possono essere digitalizzati.

Nel mondo fisico, possiamo percepire molte più cose attraverso i nostri cinque sensi principali, oltre ad altri sensi sottili. Questi ci aprono a quelle energie naturali e storiche che qui definisco il “Sensibile”, quella parte di realtà che non può essere percepita con la vista o il tatto, né tantomeno codificata attraverso il linguaggio o inserita in sistemi computazionali. 

È qualcosa che può solo essere esperito, vissuto, non propriamente “visto” o “sentito”.

 

Possiamo ancora recuperare il nostro legame con il Sensibile, con la Natura, attraverso la Cultura e grazie alla Tecnica, trovando un nuovo equilibrio tra questi elementi. Riconoscere l’importanza della Natura, della Cultura e della Tecnica, e il loro ruolo interdipendente, è essenziale per riadattarci nell’universo, abbracciandone la complessità senza lasciarci intimorire dal Caos.

Parte III: Il Sensibile: Ricongiungersi col Tutto

 

 

 

Il Sensibile è quindi ciò che esiste al di là dei codici e dei linguaggi che abbiamo sviluppato per esprimerci. 

È l’esperienza immediata (non mediata) della Natura, il senso profondo dello stare al mondo come esseri umani tra miliardi di altri esseri fatti della stessa materia e delle stesse energie. È il sentire il vento sulla pelle, il profumo della terra dopo la pioggia, la vista di un tramonto che ci lascia senza fiato. È ciò che non può essere completamente catturato dal linguaggio o dalla Tecnica, ma che possiamo recuperare sviluppando una disponibilità all’esperienza diretta, all’incontro con l’altro.

 

Per riconnetterci con il Sensibile, dobbiamo riscoprire il nostro legame profondo con il tutto. Ogni nostra azione, ogni nostro pensiero lascia una traccia che risuona nell’universo. Coltivando la nostra capacità di esperire il Sensibile, possiamo riscoprire il nostro legame con la Natura e la Cultura, e ritrovare il senso di cui la Tecnica contemporanea ci sta privando.

 

Il percorso inizia con la disponibilità alla Meraviglia, la capacità di lasciarsi sorprendere da ciò che non può essere spiegato o previsto. La Meraviglia è un atto di apertura verso il mondo, una disponibilità a vedere il nuovo e l’inaspettato, oltre i propri pre-supposti, pre-concetti e pre-giudizi. 

Quando ci permettiamo di meravigliarci, apriamo la porta a esperienze che vanno al di là del nostro controllo e della nostra comprensione.

La Meraviglia è strettamente legata al Sensibile. È ciò che ci permette di sentire il mondo in modo profondo e autentico. È la capacità di essere presenti nel momento, di vivere ogni esperienza con pienezza e consapevolezza. 

Allo stesso modo è la capacità di dilatare quel momento, e di riuscire ad apprezzare i diversi strati spaziali, temporali e concettuali di cui è composto.

 

Per ritrovare questa disponibilità al Sensibile può aiutare ritornare a fare esperienze semplici e genuine, come camminare in un bosco, osservare il cielo stellato, ascoltare il suono del mare. La Tecnica ci offre strumenti straordinari, ma non può sostituire l’esperienza diretta del mondo. Non può catturare la profondità delle nostre emozioni, la complessità delle nostre relazioni. 

Solo attraverso il Sensibile possiamo ritrovare il senso profondo della nostra esistenza, che non è un ritorno al passato, ma una riscoperta di ciò che ci rende umani. È un invito a vivere in armonia con la natura, a rispettare il mondo che ci circonda e a riconoscere l’interdipendenza con tutti gli esseri viventi. 

È un richiamo alla consapevolezza e alla responsabilità.

 

Pensate alla vita come a un viaggio stellare. Siamo tutti parte di una rete di relazioni che trascende il tempo e lo spazio. Apriamo quindi le porte all’inatteso, all’inaspettato, all’ignoto. 

 

Benvenuti alla scoperta di ciò che ci rende veramente umani, figli delle stelle.

Children of the Stars:
Rediscovering Sensibility and Embracing Wonder


Light is the primordial element of life on Earth, influencing us physically, biologically, perceptually, and culturally. Everything we see is but a narrow band of wave frequencies refracted by the world around us—not shadows on Plato’s cave wall, but light itself. This light embodies the world’s objectivity, reality, to which we can only access one frame at a time, from our unique perspectives. Much like a photograph, it captures a fragment of objective reality framed by a subjective viewpoint.


When we observe an image of nature, what are we truly seeing? Are we witnessing Nature, Culture, or Technique? 

What do these referents mean?


Nature is the universe of which we are a part—atoms, molecules, and energies in constant mutation forming what we call stars, mountains, plants, or ourselves. Billions of combinations of the same elements shape us and our world. 

We are Nature, whose sole aim is life: the cyclical mixing and reconfiguration of available elements to generate new forms.


As humans, however, we are also Culture: the cumulative experiences passed down from previous configurations, shaping our understanding from Descartes onwards. This cultural inheritance has led us to believe in our superiority over Nature, pursuing dominion over the world through Technique, which itself has no intrinsic purpose or meaning. 

This pursuit has distanced us from the sensitive and spiritual dimensions of our existence.




Part I: Light as the Origin of Life and Nature


We are all children of the stars, composed of the same matter and energies that formed the universe. Our story begins with light, the origin of everything.


Sunlight enables plants to perform photosynthesis, a magical and vital process transforming light energy into chemical energy, nourishing not only themselves but also all living beings that depend on them. Without this daily marvel, the greenery of forests, the blue of seas, and the myriad colors of the natural world would be inconceivable.


Sunlight not only illuminates our world but also makes it vibrant and dynamic. Every manifestation of light connects us to the cosmos from which we originate. This profound, primordial bond should remind us that we are part of a complex, interconnected natural system that light makes visible and tangible.


Light is not just a visual spectacle; it is also a source of information. It carries news from galaxies millions of light-years away. Through starlight, astronomers can read the universe’s history, while astrologers imagine the future as prewritten. Every photon that reaches our eyes is a messenger from the past, a silent witness of the origins of all things or an instant ago.


Light reveals the characteristics of the matter it illuminates. The colors we see result from how different surfaces reflect, absorb, or transmit light. Our eyes can encode, and our brains decode, some of this information, allowing us to perceive and interpret the world around us.


Our perception of light and color is not just physical but also biological. The human eye is a marvel of evolutionary adaptation, capable of adjusting to various lighting conditions and distinguishing a vast array of colors. This ability has been crucial for survival and has profoundly influenced our culture. Colors have acquired symbolic meanings, evoking emotions and being used in art and communication since ancient times.




Part II: Culture and Technique


Culture and Technique are powerful tools that expand our perceptions and knowledge, recording and transmitting human experiences across centuries. Culture is the accumulation of experiences, ideas, and values that constitute our collective identity. Through art, literature, philosophy, and sciences, we seek to make sense of our world and our existence.


Technique encompasses the tools and methods we use to interact with each other and the physical world. From discovering fire to the digital revolution, Technique has always extended our capabilities, allowing us to transform the environment and surpass Nature’s limitations. However, this power to manipulate the world has also fostered an illusion of superiority and dominance.


Since Descartes, we have developed a logic of separation and control over Nature. This anthropocentric view has led to the belief that humans are at the center of the universe, detached and superior to all other beings. The scientific and technological progress that followed has undoubtedly improved human living conditions but also fueled a dangerous hallucination: that we can dominate Nature without consequences, extracting and exploiting its resources infinitely.


Technique, as an extension of our abilities, enables us to transform the world in new and complex ways. It is a means to explore, record, and modify reality. Through Technique, we have built cities, developed medicines, and created global communication networks. However, Technique lacks inherent purpose, serving only the ends of its designers and users. It is like a ship without a course, capable of leading to new discoveries or, if left unguided, drifting aimlessly.


Culture, on the other hand, is our compass, our constant effort to find meaning. It provides the myths, stories, and values that orient our lives, giving significance to our experiences and connecting us to the past, present, and future. But when Technique dominates, we risk losing sight of this compass. Our obsession with technological progress can cause us to lose touch with Nature and the profound meaning of our existence.


Today, we increasingly use digital tools to interact with the social world, often at the expense of our engagement with the physical world. Digital devices, platforms, and social networks offer efficiency, convenience, and connectivity but limit our sensory experience to computable data. In the physical world, we can perceive much more through our primary senses and subtler ones, opening us to natural and historical energies I define as the “Sensory”—the aspect of reality that cannot be fully perceived visually or tactilely, nor encoded through language or computational systems. It is something that can only be experienced and lived, not simply “seen” or “felt.”


We can still recover our connection with the Sensory, with Nature, through Culture and thanks to Technique. 

To do this, we must find a new balance between these elements. Technique must serve Culture, not the other way around. 

We must use technological tools to enrich our lives, not impoverish them. Culture must guide our choices in utilizing Technique, orienting us toward the common good and sustainability.

Recognizing the importance of Nature, Culture, and Technique, and their interdependent roles, is essential for readjusting within the universe, embracing its complexity without fearing Chaos.




Part III: The Sensory: Reconnecting with the Whole


The Sensory exists beyond the codes and languages developed for expression. It is the immediate (unmediated) experience of Nature, the profound sense of being in the world as humans among billions of other beings made of the same matter and energies. It is feeling the wind on our skin, the scent of earth after rain, the sight of a breathtaking sunset. It cannot be fully captured by language or Technique but can be recovered through an openness to direct experience and encounters with others.


To reconnect with the Sensory, we must rediscover our deep bond with the whole. Every action and thought leaves a trace resonating in the universe. By cultivating our capacity to experience the Sensory, we can rediscover our connection with Nature and Culture, regaining the sense that contemporary Technique is depriving us of.


The journey begins with a willingness to embrace Wonder, the ability to be surprised by what cannot be explained or predicted. Wonder is an act of openness to the world, a readiness to see the new and unexpected beyond preconceived notions and prejudices.

Allowing ourselves to wonder opens the door to experiences beyond our control and understanding.


Wonder is closely tied to the Sensory. It enables us to feel the world deeply and authentically, to be present in the moment, and to live each experience with fullness and awareness. It also allows us to expand that moment, appreciating the various spatial, temporal, and conceptual layers it comprises.


To regain this openness to the Sensory, it helps to return to simple and genuine experiences like walking in a forest, gazing at a starry sky, or listening to the sound of the sea. 

While Technique offers extraordinary tools, it cannot replace the direct experience of the world. It cannot capture the depth of our emotions or the complexity of our relationships. Only through the Sensory can we reclaim the profound meaning of our existence—not as a return to the past, but as a rediscovery of what makes us human. 

It invites us to live in harmony with nature, respect the surrounding world, and acknowledge our interdependence with all living beings. 

It calls for awareness and responsibility.


Think of life as a stellar journey. We are all part of a network of relationships transcending time and space. Let us then open the doors to the unexpected, the unknown.


Welcome to the discovery of what truly makes us human, children of the stars.

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